Approfondimenti

Biennale 2019 – Gli haiku scritti dalla marea, di Matteo Contrini

Al padiglione Lussemburgo della 58° edizione della Biennale di Venezia, l’artista Marco Godinho presenta un insieme di opere che hanno come filo conduttore il mare. Per la precisione si tratta del mar Mediterraneo, che per secoli ha stimolato l’interesse, la fantasia e la voglia d’esplorare, ma allo stesso tempo è stato motivo di guerre, divisioni, confini.

All’interno del padiglione è possibile ammirare una sequenza di storie vissute o interpretate dall’artista attraverso un viaggio in diverse città (Lampedusa, Marsiglia, Tunisi, Cartagine ecc.) che insieme compongono un paesaggio mediterraneo articolato, disgregato e complesso.

L’aspetto interessante è rappresentato sicuramente dal tentativo di lasciar parlare l’elemento naturale, ovvero l’acqua. Un’installazione, infatti, consiste nella raccolta di taccuini che sono stati collocati in diverse spiagge del Mediterraneo e “scritti” dalla marea, man mano che saliva o scendeva. Questi taccuini, dunque, non sono vuoti, come potrebbe sembrare, ma riportano le tracce del mare che lentamente hanno modellato e segnato in modo indelebile le pagine.

Di volta in volta questo processo ondulatorio di scrittura da parte del mare ha scaturito nella mente dell’artista delle riflessioni, meditate o improvvise, che si sono concretizzate attraverso la composizione di “haiku”. La presenza delle virgolette è dovuta al fatto che non si tratta di haiku nel senso classico del termine, ovvero con la presenza del kigo, della metrica e di tutte le altre caratteristiche solitamente riconosciute a questo genere poetico. Ma si tratta piuttosto di composizioni il cui primo verso è fisso, “see another sea” (vedi un altro mare), mentre la seconda parte varia a seconda del paesaggio, lo stato d’animo, le percezioni sensoriali ai quali si riferisce. Si potrebbe quasi definire “haiku estemporaneo”, ovvero quel momento della composizione in cui le parole sono frutto di una scrittura d’urgenza, quando la mente ha un’epifania e ha bisogno di trascrivere quello che ha percepito, così com’è, senza il frutto di rimaneggiamenti successivi. Trovare la sillabazione giusta, la contrapposizione o la giustapposizione di due immagini possono essere lavori di lima compiuti a posteriori dallo haijin, ma sono processi razionali che contraddicono l’istintività delle opere di Godinho. I taccuini sono scritti unicamente dalle onde infrante di un particolare momento, così allo stesso modo gli haiku.

A volte l’ispirazione per la scrittura proviene da elementi naturali, a volte da visioni metafisiche e suggestioni letterarie, a volte da semplici constatazioni e moniti che sembrano quasi puerili. Un intenditore di haiku potrebbe facilmente storcere il naso, ma le modalità con cui vengono concepiti i versi, la chiara riconoscibilità autoriale e l’elemento stagionale dato talvolta da elementi suggeriti, non detti o metafisici regalano forse interessanti spunti di riflessione di rinnovamento dello haiku contemporaneo.

In ogni caso l’effetto d’insieme è potente, perché i 201 haiku, uno diverso per ogni giorno della Biennale, sono un frammento, un piccolo scorcio all’interno di un discorso, ma allo stesso tempo, una volta raccolti tutti gli haiku e letti insieme, il ritmo è cantilenante, come fosse un mantra, un ritmo che porta alla meditazione, una preghiera votiva che auspica un desiderio che solo il pensiero immerso nella lettura può formulare.

 

See another sea     that is slowly eroding the rocks
Guarda un altro mare     che lentamente erode le rocce

 

See another sea     through infinitive variations of fog
Guarda un altro mare     attraverso infinite variazioni di nebbia

 

See another sea     as a deep deep blue that doesn’t disappear
Guarda un altro mare     come un profondo profondo blu che non sparisce

 

See another sea     that becomes invisible again
Guarda un altro mare     che diventa invisibile ancora

 

See another sea     to perceive ghosts everywhere
Guarda un altro mare     per percepire fantasmi ovunque

 

See another sea     everywhere but here
Guarda un altro mare     ovunque tranne qui

 

See another sea     in front of a mirror that has lost its reflection
Guarda un altro mare     di fronte a uno specchio che perse il suo riflesso

 

See another sea     that has no background
Guarda un altro mare     che non ha nessuno sfondo

 

See another sea     in the distant horizon as incomplete vision
Guarda un altro mare     nell’orizzonte distante come visione incompleta

 

See another sea     to use an unknown alphabet
Guarda un altro mare     per usare un alfabeto sconosciuto

 

See another sea     as something already missing
Guarda un altro mare     come qualcosa di già perso

 

See another sea     to celebrate the nomadic body
Guarda un altro mare     a celebrare il corpo nomade

 

See another sea     that brings us back to the seabed
Guarda un altro mare     che ci riporta al fondale marino

 

See another sea     that reach the edge of the land
Guarda un altro mare     che raggiunge i confini della terra

 

Traduzioni dall’inglese di Matteo Contrini.
Immagine: Matteo Contrini, Gli haiku scritti dalla marea, Biennale di Venezia 2019.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *